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Appunti di una signora poco diplomatica


Donne


10 febbraio 2011

Se non ora, domenica



17 novembre 2009

ITALIANI SENZA PIU' VERGOGNA

   La mia coscienza si ribella. Scalpita dentro e mi fa salire la pressione: dov'è andata a finire la dignità delle donne italiane? E quella degli uomini? Cosa hanno insegnato le mamme e i papà alle ragazze pronte a vendersi, pronte a immolare giovinezza e bellezza sugli altari del potere detenuto da vecchi tiranni sporcaccioni?

   E' tornato
Gheddafi e cosa possa essere venuto a dire, lui, dittatore travestito da monarca, al vertice della FAO, non riesco ad immaginare e neanche mi interessa. Sulla FAO rinvio ogni considerazione; è già di per sè raccapricciante constatare come questo vertice sia divenuto occasione per l'ennesima vergogna: mentre milioni di persone muoiono di fame, il tiranno libico ha colto l'occasione per infliggere ancora un'umiliazione alle donne italiane: degno compagno del presidente del consiglio, ha voluto ripetere il rituale dell'ammucchiata femminile a conferma del proprio carisma di capo di testosterone.

  Entrambi i capi appaiono accomunati dalla pessima abitudine di caricare giovinette su vari mezzi di trasporto, come mucche sul carro bestiame -  non senza  prima  averne definito  l'età,  le  misure  e  l'abbigliamento -  per  tenere  lezioni:  di  politica  il  tiranno  italiano,  di  religione  il  libico. 
Il primo regala farfalline, il secondo una copia del Corano.

   Pagano entrambi  per farsi ascoltare, per immergersi nel profumo dei giovani corpi femminili, per sentirne il fresco respiro, come zombie o vampiri che si rinvigoriscono aspirando l'altrui linfa vitale.


   Quanto ci sia di morboso e di insano - con un certo che di esoterico e di alchemico che andrebbe approfondito -  in questi comportamenti è presto detto: se non fossero ricchi e potenti  al  punto  da  rovesciare  la morale, sarebbero soltanto due vecchi sporcaccioni alla Pacciani.


   Ma il problema vero è un altro e ci riguarda tutti, come Italiane e Italiani: riguarda
  il  degrado  in cui  stiamo  sprofondando; la  melma  in cui  ci  ravvoltoliamo con la complicità dei media, pronti ad occultare la merda attribuendo denominazioni soft alle puttane.  Così escort e hostess si contano ormai a migliaia, e sono nostre figlie, figlie di Italiane e di Italiani, una genitorialità che appare fatta - per dirla soft - da maitresse e lenoni. 


9 ottobre 2009

CAVALIERE?



28 marzo 2008

Il lavoro delle donne

Anche questa giornata è finita. Siamo state impeccabili. L’abbiamo spuntata. Siamo sfinite.

Quante ore al giorno dobbiamo lavorare noi donne?

Cosa frulla nei nostri neuroni per far andare nel verso giusto l’azienda che ancora ci ostiniamo a chiamare famiglia?

Programmare, prevedere, prevenire, far quadrare i tempi e il bilancio, accudire, ripulire, preparare, predisporre, proporre… 

Riusciremo a salvarci dal meccanismo infernale del doppio lavoro, in casa e fuori? 

Chi salvaguarderà il nostro diritto alla gioia, al sonno, al respiro? 

                       Donne - Giuseppe Garlenghi  


8 marzo 2008

OGGI, 8 MARZO


Io rinuncio ad ogni retorica sulla donna.













24 febbraio 2008

IL CONTROLLO SUL CORPO DELLE DONNE: LE MUTILAZIONI

Attraverso le pratiche della tortura il corpo ... può divenire una superficie adatta a ricevere il testo visibile di una legge lontana e dispotica, quella del potere dello Stato.

Fabietti U., Remotti F., Dizionario di antropologia, Zanichelli, Bologna 1997

La forma di controllo più arcaica e devastante sul corpo delle donne è la mutilazione dei genitali.
Ancora oggi, nel mondo, sono 13.000.000 le donne variamente mutilate nella parte più intima del loro corpo. Ogni anno 3.000.000 di bambine di età compresa tra i 4 e gli 11 anni continuano a subire queste pratiche atroci; 8 bambine al minuto vengono sottoposte al supplizio rituale.
Le mutilazioni genitali femminili sono di vario tipo e consistono in:
- circoncisione: taglio del prepuzio o cappuccio del clitoride (detta anche excisione o escissione), nota nei paesi musulmani come sunna (che prevede anche l’ablazione di una piccola parte del clitoride);
- clitoridectomia: taglio del clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra;
- infibulazione: asportazione del clitoride, delle piccole labbra e almeno dei due terzi anteriore e spesso dell’intera sezione mediale delle grandi labbra; i due lati della vulva vengono poi suturati con seta o minugia, o con spine occludendo così l’accesso vaginale, eccettuata una piccola apertura garantita dall’inserimento di sottili pezzetti di legno o da una cannuccia di giunco, per il passaggio dell’urina e del sangue mestruale.
Diverse sono le ipotesi avanzate dagli antropologi e dagli psicoanalisti per spiegare le motivazioni di queste pratiche: preoccupazione igienica (!), preparazione alla vita sessuale, rito propiziatorio della fertilità, prova di resistenza iniziatica, marchio tribale, obbligo religioso, controllo del desiderio sessuale, controllo delle fantasie incestuose, rafforzamento dell’identità di genere, regolazione dell’odio, castrazione della componente fallica nella donna, angosce edipiche, ecc.
Non è mio intento fare una trattazione sulle mutilazioni imposte alle donne, ma soltanto proseguire sul filo delle considerazioni relative alle varie modalità di “controllo sociale” attraverso il controllo diretto sul corpo della donna per proporre due petizioni che mi sembrano molto significative per tornare a parlare di libertà e di auto-determinazione: una è la petizione RESPECT! everyone, everywhere  contro le mutilazioni genitali femminili, l’altra è la petizione LIBERADONNA, condotta dalla rivista MicroMega*contro l’offensiva clericale nei confronti della Legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza.
In Italia sono in corso operazioni mass-mediologiche rivoltanti che, da un lato tolgono voce alle donne che si stanno battendo affinché la 194 non venga toccata, dall’altro garantiscono massima risonanza ad eventi come quello al quale abbiamo assistito oggi del “saluto” di Ratzinger a Giuliano Ferrara.
Ho voluto reintrodurre il tema della 194 in questo post sulle mutilazioni, perché mi sembra che nel nostro Paese certi poteri stiano tentando di mutilarci la lingua.

Firma anche tu!

Petizione RESPECT! everyone, everywhere  contro le mutilazioni genitali delle donne

Petizione LIBERADONNA contro l’offensiva clericale nei confronti della Legge 194

*L'appello LIBERADONNA aprirà un numero speciale di MicroMega, che sarà in edicola dal
29 febbraio, dal titolo “Il papa oscurantista. Contro le donne, contro la scienza”.


20 febbraio 2008

IL CONTROLLO SUL CORPO DELLE DONNE

Nella società umana il predominio maschile è perpetrato attraverso il controllo sul corpo della donna e sulle sue funzioni procreative.
La mortificazione del corpo della donna attraverso il burka, la mutilazione dei genitali e lo stupro sono le espressioni più violente, ma ve ne sono di molto più raffinate che imperversano in ogni parte del pianeta.

Nell’avanzato mondo occidentale, gli uomini hanno scippato alle donne l’autonoma gestione della gravidanza e del parto; la sanitarizzazione e l’ospedalizzazione hanno determinato la progressiva eliminazione di un patrimonio esperienziale e culturale che in passato era esclusivamente femminile.
Nelle strutture sanitarie e nelle università, la Ginecologia è una specializzazione detenuta e controllata principalmente dagli uomini. Pure la Chirurgia Estetica è praticata essenzialmente dagli uomini. Queste specializzazioni implicano il controllo diretto e la manomissione del corpo delle donne.

Nelle grandi religioni monoteiste, le caste sacerdotali, maschiliste e gerarchicamente strutturate, si reggono su dottrine centrate essenzialmente sul disprezzo verso il corpo della donna.
In Italia, oggi, la Chiesa interviene sempre più pesantemente per impedire che la donna possa autonomamente gestire il proprio corpo. Il contrasto alla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, subito accolto dalla parte politica reazionaria del nostro Paese, ha - più o meno coscientemente - l’obiettivo di rafforzare il controllo sul corpo delle donne. 

Giuliano Ferrara, 
ambiguo giornalista, ex-informatore della CIA, strumentalizza il tema dell’aborto con toni da santa inquisizione e crea un movimento pro-life, minacciando di trasformarlo in un nuovo partito  per scompaginare gli assetti politici della campagna elettorale in corso.  Non si pone alcun problema etico nell'uso di un tema così delicato per barattare la candidatura auto-referenziale a premier del partito pro-life che ancora non c'è  con la candidatura a sindaco di Roma. 
Sull'onda dell'attacco sferrato da Giuliano Ferrara contro l'aborto, i direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia di tutte e quattro le facoltà di Medicina delle università romane sottoscrivono un documento in cui si afferma che il feto deve essere rianimato. Di lì a poco una donna subisce un controllo poliziesco in un ospedale di Napoli. Il dibattito sull’interruzione volontaria della gravidanza si infervora, le donne tornano in piazza a protestare ed a rivendicare i diritti faticosamente conquistati negli anni passati.

Torna a spirare in Italia una brutta aria di restaurazione e desta sospetti il fatto che siano gli uomini, direttamente interessati ai posizionamenti di potere personale che saranno determinati  dall'esito della campagna elettorale,  a farsi paladini di principi etici in difesa della vita.
Altrettanto impegno non è profuso in difesa delle donne.

A questi signori bisognerà ricordare che la vita passa e si perpetua attraverso il corpo delle donne.
Per quanto toccato dalla grazia, nessun uomo, leader massimo o massimo pontefice, potrà mai assaporare la gioia del sentire un nuovo essere nel proprio grembo, né soffrire il dolore lacerante, psico-fisico prima ancora che morale, della donna che decide di abortire… Sulla vita gli uomini sproloquiano senza sapere, ma non saranno le loro leggi, non oggi come neanche nel passato, a determinare nella donna l’accettazione o il rifiuto della gravidanza.
Che siano le donne, dunque, a decidere su ciò che le riguarda dal di dentro, dalla massima profondità del loro corpo e della loro mente. 

Link alla petizione on-line organizzata da Micro Mega in difesa della 194:

LIBERADONNA 


6 dicembre 2007

CLEMENTINA CHE NON FU CLEMENTE COI POTERI

                                 
   Clementina Forleo ha osato troppo, perciò la stanno punendo. La stanno sculacciando ben bene tutti quanti: i parrucconi della magistratura, i pennivendoli dell’informazione, i mestieranti della partitocrazia.
   Nel corso della sua brillante carriera, Clementina è stata troppo poco diplomatica, per niente accondiscendente, assai impertinente: una ragazza del Sud di spiccata intelligenza, colpevole di aver bucato lo schermo di Annozero col sorriso. Colpevole di aver infranto la seriosità delle talpe grigie che determinano l’italico destino.

   Laureata in giurisprudenza con lode presso l'università di Bari, Clementina Forleo ha vinto concorsi, diventando prima commissario della Polizia di Stato e poi magistrato. Da commissario ricevé persino un encomio per il lavoro svolto durante gli sbarchi dei clandestini in Puglia. Affrontava il suo lavoro seriamente e con competenza. E non doveva esser facile, in certi ambienti pugliesi, per una donna. Ma ancora più difficile, per una donna del sud, fare il giudice monocratico a Milano.

   Se Clementina fosse stata più Clemente con certi poteri, nessuno mai avrebbe deciso di stroncarle la carriera. Invece, nell’Italietta berlusconiana asservita a Bush, in quella Milano da bere all’olio di ricino, Clementina emise una sentenza sconvolgente, che scagionava dall'accusa di terrorismo internazionale due tunisini e un marocchino, ossia tre terùn come lei, considerandoli dei guerriglieri. Sbagliò a credere che gli altri avrebbero potuto capire la sua sottile distinzione tra chi compie gli attentati contro la popolazione civile e chi, invece, contro gli obiettivi militari. Forse cominciarono a pensare allora che la monella andava un po’ inquadrata.
  
   Lei, intanto, procedeva leggiadra, e non comprendeva che in Italia certi poliziotti (non tutti, non molti, per fortuna, ma alcuni sì) sono, come dire? iracondi, soprattutto con gli extracomunitari. E che altro combinò la fanciullina? Richiamò severamente alcuni poliziotti che erano stati un poco violenti con un extracomunitario sorpreso nella metro senza biglietto. Quegli agenti, poi, l’hanno querelata, e adesso deve rispondere anche di questi suoi eccessi.
   Ma non si fermò, l’impertinente. Chi mai crede di essere, si saranno chiesti a Milano, questa stronzetta venuta dal Sud a dettare lezioni di democrazia e di rispetto?
   Col suo procedere dritta, senza chiudere mai neanche un occhio, Clementina era certa di compiere il suo dovere e non s’accorgeva che se ne stava andando controcorrente. E così eccola, a mettere le mani su certe carte bancarie che scottano, ad auscultare strane intercettazioni, ad alzare un gran polverone sulle connessioni tra politica e finanza.
   Solo una pazza poteva osare tanto e, infatti…

   Credo che i guai seri di Clementina siano cominciati nell’estate del 2005. In quel tempo doveva stare più attenta:
aveva ricevuto svariate minacce, ma una in particolare non doveva esser sottovalutata: una specie di annunciazione sulla morte dei sui genitori che, dicevano, sarebbe avvenuta entro la fine di quella stessa estate. Lei, però, non si fece spaventare e, imperterrita, continuò a fare ciò che doveva: il suo lavoro.

   Cominciarono con un incendio doloso che devastò l'azienda agricola e la casa di famiglia. Poi, il 25 agosto del 2005, verso la fine dell’estate, così come era stato preannunciato, entrambi i genitori morirono in un incidente stradale tra Francavilla Fontana e Sava.

   Qualcuno, forse, si illuse che lei si chiudesse nel dolore e si placasse un poco. Invece Clementina andò a scontrarsi pure col tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana; lo accusò di non aver fatto i dovuti accertamenti sulle minacce telefoniche ricevute dai genitori prima di morire e si lasciò scappare – giustamente – qualche parolaccia.

   Deve esser stato terribile per lei, magistrato tutto d’un pezzo, rendersi conto che alla domanda di verità sulla morte dei suoi cari, il Comando dell’Arma rispondeva protestando vivamente per le sue dichiarazioni offensive e insinuanti. Infatti, su quell’incidente stradale l’Arma non si è preoccupata minimamente di indagare, mentre Clementina è stata chiamata a rispondere davanti al CSM anche per le male parole indirizzate al tenentino di Francavilla Fontana.

   Siamo all’assurdo, al surreale (da molti mesi, ormai, lo siamo), ma quando ho sentito che Mastella si è fatto bello dicendo che
destinerà alla costruzione degli asili nido i 94 miloni 237 mila 412,83 euro incassati dallo Stato in seguito al patteggiamento con Fiorani, ho atteso… ho atteso… ho atteso un segno che non è arrivato.

   Mastella non ha detto che è stata Clementina Forleo a firmare quel patteggiamento. Mastella non ha ringraziato il magistrato. 

                                                 SEGNALO L'INIZIATIVA DI BEPPE GRILLO 

                                            
FORZA CLEMENTINA

                                                 E VI INVITO AD ADERIRE ALLA PETIZIONE

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